editoriale

31 agosto 2010 - CAPOZZI CENSURA LA POLITICA ITALIANA ANCHE AD AGOSTO...

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14 gennaio 2010
I fatti di Rosarno nel commento del Jesuit Social Network

Il 7 gennaio intorno alle 14,30, in contrada Spartimento nei pressi dell’ex Esac, un ragazzo africano, rifugiato politico, è stato ferito con un fucile ad aria compressa. Intorno alle 17,30 altri due ragazzi della Guinea, entrambi con regolare permesso di soggiorno, sono stati raggiunti dai colpi di un’arma simile nei pressi della Rognetta e ricoverati in ospedale. A seguito di queste aggressioni hanno avuto inizio le proteste, iniziate con alcune barricate e degenerate fino alla vera e propria rivolta nella serata di giovedì, quando gli africani hanno bloccato la via Nazionale e sfogato la rabbia su automobili, vetrine di negozi e passanti. Nelle ore successive alla fine della rivolta, dopo che una delegazione della comunità africana ha incontrato il Commissario Prefettizio Bagnato – che governa la cittadina calabrese dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del dicembre 2008 – a Rosarno si è data vita ad una vera e propria “caccia al negro” con ronde più o meno spontanee in cerca di africani da aggredire con un risultato di decine di feriti.

A seguito del clima venutosi a creare, complici la confusione e il diffondersi di notizie incontrollabili, le autorità, insieme alla società civile che da tempo collaborano in tema di migrazione (attraverso al rete migranti di Reggio Calabria) hanno ritenuto quale unica strada percorribile, accettare la sconfitta sociale e culturale e predisporre il trasferimento degli africani al più presto, per la tutela della loro stessa incolumità fisica.

Comunicato Stampa del Jesuit Social Network Italia per i fatti di Rosarno

Il Jesuit Social Network Italia, Federazione di laici e gesuiti impegnati nel sociale, presente a Reggio Calabria, sente il bisogno di esprimere la propria solidarietà e vicinanza alle migliaia di migranti africani che da anni vengono impiegati nei campi della Piana di Gioia Tauro in stato di schiavitù e alla popolazione di Rosarno sconvolta dal clima di grave violenza di questi giorni. Non più tardi di un mese fa una delegazione del JSN si era recata sul posto constatando le vergognose ed inumane condizioni di vita alle quali era sottoposta una innumerevole schiera di immigrati.

Crediamo importante non cancellare in poche ore oltre 15 anni di convivenza, non sempre facile, e di ricerca faticosa da parte dei cittadini di Rosarno nel cercare di alleviare le condizioni delle migliaia di immigrati e anni di sfruttamento degli immigrati stessi a sostegno dell’economia locale. C’è stata una risposta violenta e esagerata da parte dei migranti ad una provocazione che non appare casuale, in questo particolare contesto. Serviranno alcuni giorni per leggere con calma gli eventi e quando disponibile daremo una loro lettura in un successivo comunicato, ma riteniamo importante ribadire che proprio la storia di questi anni mostra che non si tratta di una vicenda xenofoba.

La decisione presa dalle autorità, insieme alla società civile, per il trasferimento degli africani, per la tutela della loro stessa incolumità, ha rappresentato una sconfitta sociale per il contesto di Rosarno, ma il suo seguito ha rappresentato una sconfitta ben più grande nel momento in cui gli immigrati allontanati in tutta fretta, sono stati abbandonati a loro stessi, scaricandoli alle strutture caritatevoli ecclesiali e/o ai gruppi di volontariato laico. Coloro che oggi saranno colpiti dai provvedimenti di espulsione sono i più fragili tra i fragili. Una situazione di ingiustizia, dopo lo sfruttamento subito, che anche il Papa, Benedetto XVI, domenica ha denunciato affermando con forza che "l’immigrato è un essere umano, differente per cultura e tradizione, ma comunque da rispettare".

Crediamo importante unirci, nella comunità ecclesiale e insieme a coloro che sono impegnati nella lotta ad ogni forma di iniquità e discriminazione, per esprimere solidarietà a chi ha subito violenza, indipendentemente dal colore e dalla cittadinanza, chiedendo che si faccia chiarezza e si affronti l’ingiustizia dello sfruttamento del lavoro dei migranti, condividendo l’appello del Presidente del Centro Astalli, padre La Manna, perché “il triste episodio di Rosarno possa mettere in luce l’urgenza di ripensare le attuali politiche sull’immigrazione senza derogare mai alla tutela dei diritti umani di ogni individuo”.